Interventi per contrastare la cimice asiatica o marmorata


L’Halymorpha halys, meglio conosciuta come cimice asiatica o cimice cinese, proviene dalla Cina, dal Giappone e da Taiwan.
Negli ultimi anni ha iniziato a diffondersi in Italia, soprattutto nelle campagne del Nord, dal Friuli Venezia Giulia (2012) al Veneto, ma arrivando perfino a raggiungere la Toscana. Le motivazioni di tale invasione sono certamente da ricercare nelle loro abitudini, sia alimentari che riproduttive.
La cimice asiatica, infatti, è particolarmente golosa di frutta e ortaggi, che consuma in grandi quantità durante la primavera. Nella stagione fredda è in grado di resistere a temperature ben al di sotto dei dieci gradi sotto zero, e cerca riparo nelle nostre case che forniscono un rifugio sicuro grazie alle temperature gradevoli.
Ma mettiamo subito le mani avanti: la cimice asiatica non è pericolosa per l’uomo, non morde e non punge, ma può fare ingenti danni alle coltivazioni e agli alberi da frutto.
Questo insetto si riproduce due volte l’anno con un numero di esemplari tali da originare un’infestazione seria.
L’insetto quando si trova in situazioni di pericolo o viene schiacciato, libera una sostanza con un odore particolarmente forte e sgradevole, decisamente peggiore di quello della cimice verde.

Le coltivazioni preverite dalla cimice asiatica sono: fagioli, soia, ma anche pesche, mele, pere, albicocche, uva, mais, ciliegie, lamponi e girasoli. Una volta punta dalla cimice, la frutta subisce un processo di necrosi dei suoi tessuti vegetali. I frutti dunque si deformano, si anneriscono e, tradotto sul piano economico, i frutti vengono nettamente deprezzati, da qui le gravi perdite per i coltivatori.

In conclusione la cimice asiatica non differisce molto dalle normali cimici che siamo abituati a vedere, eccezion fatta per il colore. La cimice asiatica è infatti marmorizzata, con colorazione grigio-marrone.