Comune di Pavia di Udine

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Pavia di Udine

Pavia di Udine è un vasto comune dell’hinterland udinese, presenta un comprensorio pianeggiante – oggi bipartito dalla strada regionale 352 – piuttosto fertile, che è stato abitato e coltivato fin dalla preistoria, come testimoniano i consistenti ritrovamenti archeologici, attestanti la presenza di genti neolitiche, romane (particolarmente notevole la villa rustica indagata presso il capoluogo) e longobarde.
Fra i numerosi toponimi, quello principale non è che l’ultima evoluzione (di Udine fu aggiunto nel 1867) del semplice Pavia di chiara origine latina, la cui prima menzione nota risale al 1275 e che viene comunemente spiegato in riferimento al gentilizio femminile Papilia o alla gens Papia. Benché le notizie documentarie siano inevitabilmente tarde (le più antiche attualmente note risalgono di rado oltre il XII secolo), esse comunque dimostrano che le numerose frazioni hanno vissuto – perlopiù indipendentemente le une dalle altre – le principali fasi della storia del Friuli: dal Patriarcato aquileiese alla dominazione veneziana (a partire dal 1420), dal dominio francese (durante il quale, nel 1809, fu costituito il primo comune “paviese") al Lombardo-Veneto asburgico, dall’annessione all’Italia (avvenuta nel 1866) ai due conflitti mondiali, fino all’ultimo sessantennio di orientamento repubblicano (dal 1946).
Attualmente il territorio comunale è ancora in buona parte destinato all’agricoltura, ma – in particolar modo dopo i tragici eventi sismici del 1976 – ha conosciuto un grande sviluppo e, soprattutto, un forte impulso industriale, favorito dalla più che propizia ubicazione fra il cosiddetto “triangolo della sedia" oggi Distretto Industriale della Sedia e la Zona industriale udinese (Z.I.U.).

Le notizie storiche e artistiche riportate nella presente sezione sono tratte dal volume "Pavie. Il Comune di Pavia di Udine e la sua storia", a cura di A. Borzacconi e G. Caiazza, Società Filologica Friulana – Comune di Pavia di Udine, Udine 2006, acquistabile presso la biblioteca comunale.

Breve storia del territorio comunale

Il comune di Pavia di Udine si estende nel cuore del Friuli, a sud di Udine, ed è lambito a est dal corso del torrente Torre. Presenta un territorio pianeggiante costituito da terreno fertile, che ne favorì l'insediamento già in età preistorica. Le attuali frazioni furono infatti abitate da popolazioni neolitiche, come mostrano i numerosi rinvenimenti archeologici, sebbene sia ipotizzabile che cacciatori e raccoglitori iniziarono a frequentare la zona nel Mesolitico. Gli scavi attestano poi la presenza di genti romane, le cui tracce sul comprensorio comunale sono rintracciabili anche nella toponomastica e nella rigorosa e geometrica divisione dei campi che rispecchia ancora oggi l'opera di centuriazione degli agrimensori romani. La colonizzazione latina durò 600 anni, soppiantata da quella longobarda, anche questa certificata dai ritrovamenti. Molto posteriori sono invece le notizie documentarie. Pavia e Percoto nel 1135 erano sotto la giurisdizione della pieve di Buttrio e insieme a questa furono donate dal patriarca Pellegrino all’abbazia di Rosazzo. Mentre il restante territorio rimase sotto la diretta giurisdizione dei patriarchi di Aquileia, nel 1166 il villaggio di Persereano venne infeudato dal patriarca Vodalrico a Enrico di Manzano. Nel 1296 le ville (villaggi) di Chiasottis, Cortello, Lauzacco, Persereano e Risano risultano sottoposte alla pieve di Lavariano; pochi anni più tardi Chiasottis passò sotto la giurisdizione dei signori di Strassoldo e Persereano sotto quella dei nobili di Savorgnano, insieme a Popereacco e alla chiesa di Muris. Agli inizi del XIV secolo, a Pavia si costituì una tra le più antiche confraternite dei battuti, che ebbe la sua sede nella chiesa di San Giovanni Battista. Durante le lotte fra il patriarca Pagano e Alberto II, conte di Gorizia, le milizie di quest’ultimo incendiarono per due volte Risano, nel 1328 e nel 1332. Quattro anni dopo, ai signori di Savorgnano e di Cucagna vennero concesse in feudo terre delle ville di Lauzacco e Ronchi; nella seconda metà dello stesso secolo, Pavia fu aggregata alla gastaldia di Aiello insieme a Percoto, che come gastaldia patriarcale a sé stante esisteva già nel 1211. Dal 1420 l’intero territorio dell’attuale comune si trovò sotto il governo della Repubblica di Venezia, ma in modi molto diversi. Pavia e Percoto rimasero affidate alla giurisdizione del patriarca aquileiese fino all’abolizione del patriarcato (1751-1762), quando passarono sotto il governo diretto del Luogotenente veneto residente a Udine, situazione in cui Lauzacco e Lumignacco si trovarono già a metà del Cinquecento. Risano rientrò nel territorio separato di Cividale, sottoposto al locale provveditore. Chiasottis rimase affidata ai castellani di Strassoldo e Persereano ai Savorgnan, precisamente a quelli del ramo del Monte. Con l’aprirsi del XVI secolo, a Risano e poi a Cortello, a Lumignacco e nelle altre frazioni incominciò la coltivazione del gelso per l’allevamento del baco da seta, che andò poi affermandosi sempre più, incoraggiata (e pesantemente tassata) dal governo veneziano. Nel 1648 Cortello e Lumignacco divennero feudi dei ricchi conti Caiselli. Nel 1797 arrivarono i Francesi, che nel 1809 costituirono il comune di Pavia con le attuali frazioni, tranne Chiasottis - rientrante nel comune di Mortegliano - e Lumignacco e Cortello, che andarono a far parte del comune di Udine. Nella prima metà del XIX secolo, il territorio comunale fu colpito da una grave pestilenza, alla fine della quale la popolazione sciolse il voto fatto alla Vergine ricostruendo il piccolo santuario mariano di Muris (attestato fin dal Trecento). Intanto fra gli abitanti meno abbienti, a causa di un’alimentazione misera e priva di vitamine, andava rapidamente diffondendosi la pellagra, per fronteggiare la quale si avviò l’allevamento del coniglio (Percoto fu uno dei primi paesi in regione). Passato il ciclone napoleonico, le tre porzioni dell’attuale comune rientrarono nei domini austriaci e rimasero nel Lombardo-Veneto fino al 1866. Nonostante la brevità del conflitto d'Indipendenza, il territorio comunale fu devastato dalle avanzate e ritirate degli eserciti e dal colera; dal 25 luglio le truppe sabaude presero possesso delle singole località, ma gli Austriaci reagirono; infatti il comune, che al momento dell’armistizio si era trovato fuori dalla linea d’occupazione italiana, dovette aspettare dicembre per vedere la fine dell’amministrazione asburgica, quando parte del Friuli passò al Regno d’Italia già il 3 ottobre. Il cambiamento di "bandiera" non migliorò le misere condizioni della popolazione, che si vide costretta a scegliere l’emigrazione verso il Sud America. Nel 1881-1889 fu realizzato l’incanalamento del Ledra, le cui diverse ramificazioni passarono per le frazioni del territorio comunale; l’anno dopo a Lumignacco e Risano furono costruite le stazioni ferroviarie della nuova linea Udine-Latisana. Il comune fu investito dall'avanzata austro-tedesca dopo la disfatta di Caporetto del 24 ottobre 1917, di fronte alla quale i soldati italiani resistettero a lungo intorno a Risano e sul ponte di Percoto, ma alla fine dovettero cedere e le truppe austriache occuparono il comune fino al novembre del 1918. Nel biennio seguente i coloni rurali si organizzarono contro le pretese padronali: leghe si costituirono a Pavia (bianca, d’ispirazione cattolica) e a Risano (rossa, d’ispirazione socialista). Passati la dittatura fascista, l’ultima guerra mondiale e i primi cinquant’anni della Repubblica, oggi il territorio comunale è ancora destinato all’agricoltura (mais e alberi da frutta), ma solo parzialmente, essendo stato interessato - soprattutto dopo il sisma del 1976 - da un grande sviluppo della società in generale e dell’attività industriale in particolare, non soltanto in quanto ultima propaggine orientale del "triangolo della sedia", ma anche come estremità meridionale della "zona industriale udinese". Attualmente il comune conta 5.614 abitanti e comprende le frazioni di Chiasottis, Cortello, Lauzacco, Lumignacco, Moretto, Percoto, Persereano, Popereacco, Risano, Ronchi e Selvuzzis.

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